I genitori di oggi
Una delle poche cose veramente belle della vecchiaia, e io ormai a settant’anni sono un vecchio, non c’è niente da fare, è il poter andare indietro con la memoria e paragonare il presente al passato, trovando indizi utili per interpretare gli eventi della tua vita quotidiana. Chiaramente bisogna essere sveglie a sufficienza da non credere che una volta fosse meglio di oggi. Secondo me era peggio. molto peggio.
L’altro giorno, io e la mia fisioterapeuta stavamo guardando fuori dalla finestra un uomo in un parco che stava giocando con i suoi due figli. E allora mi sono sovvenuti gli anni 80 e 90, che io ho trascorso qui in Giappone, e gli uomini di quell’epoca ormai finita. Padri che erano degli sconosciuti ai loro figli. Bivaccavano in un divano all’ingresso di casa perché non c’era un posto a letto per loro. I loro figli non potevano non considerarli degli estranei perché non li vedevano mai e di fatto li disprezzavano perché non sapevano nulla delle cose che contano. Internet stampanti, videogiochi e balle del genere.
Allora c’era l’impiego a vita e la tua compagnia era tutto per te.
La mia fisioterapista all’improvviso mi ha fatto notare come prima di qualche anno fa una scena del genere sarebbe stata impossibile. Negli anni 80 e 90 tutto era aperto sette giorni la settimana e nel loro giorno di riposo i maschi di questo paese dormivano tutto il giorno per recuperare.
Fra i miei vicini ce n’è uno che di figli ne ha tre e tutte le sere lo vedi in bicicletta con un bambino piccolissimo nel cestino del manubrio, un altro in piedi sul portapacchi e il terzo in spalla.
Vi posso assicurare che è una visione commovente. È ovvio che si diverte come un pazzo e i suoi figli lo adorano.
E io mi sono reso conto di quanto sia dovuto cambiare il Giappone per far sì che questo tizio si possa godere i suoi figli. Al contrario dell’Italia, Tokyo visualmente non ha molto di differente dalla Tokyo di 45 anni fa, quando sono arrivato, ma la società è cambiata, di molto anche. Ha dovuto andare in malora il sistema di impiego a vita, per i datori di lavoro non più sostenibile economicamente e per i lavoratori non più desiderabile perché adesso guadagnano a sufficienza per accettare uno stipendio in pratica inferiore a quello del padre.
Hanno dovuto cambiare le donne. La sua probabilmente ora è da qualche parte che lavora. Se no, è a casa che legge il giornale, il momento preferito della giornata di qualsiasi massaia: quando marito e figli se ne vanno fuori dai piedi.
Il risultato è un Giappone molto diverso da quello di quarant’anni fa. Questi uomini preferiscono essere liberi piuttosto che lavorare. Sentono il senso del dovere nei confronti della loro azienda fino a un certo punto. Amano i loro figli al punto tale che, mi ha detto una mia amica, un comune dalle parti di Yokohama ha indetto un corso gratuito sui primi quattro mesi dopo il parto. Tutti i partecipanti erano di sesso maschile. Personalmente parlando, ho imparato che bisogna essere un po’ scettici in questi casi, ma spero con tutto il mio essere che questa volta sia vero.
Che una volta tanto tutti vincano e siano felici
Che gli uomini una volta tanto abbiano imparato a non essere severi, ma teneri con i loro bambini.
È vero che ho settant’anni , ma porto ancora due orecchini sull’orecchio destro, non per motivi estetici, ma per motivi di carattere culturale e politico, come si faceva cinquant’anni fa, quando ero ragazzo. Servono per annunciare a coloro che non mi conoscono che non sono un integrato. Io sono ancora un hippy: spero ancora che cambi tutto, anche se non lo credo più.
Ho ancora voglia di scontrarmi con i mulini a vento. Non mi fido delle istituzioni, che mi sembra siano tutte da abbattere. Ho i capelli lunghi e me ne vanto. Sono un cane sciolto, come sempre, ma sto sempre dalla parte dei bambini, particolarmente delle bambine, e non dei genitori. Speriamo stavolta sia la volta buona.
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