Lingua e cultura giapponese

Storia della violenza in Giappone

Il Giappone e la violenza

Il Giappone nel XXI secolo è il paese pacifico per eccellenza, e a buon ragione. Io stesso, che ho abitato i due terzi della mia vita in questo paese, possono testimoniare che la violenza è assente al punto tale che se ne avverte la mancanza. È tutto un po’ troppo tranquillo, pacifico per essere vero, in particolare nel caso dei giapponesi, la cui storia è probabilmente una delle più brutali e distruttive che ci siano mai state.

Basti il semplice fatto che i giapponesi sono stati guerrieri eccezionalmente sanguinari, tanto che una parte della loro paga veniva da teste di nemici recise che il loro padrone comprava. Il Taikō, Toyotomi Hideyoshi, faceva impalare i bambini di coloro che sconfiggeva. Tokugawa Ieyasu non esitò a far giustiziare il suo stesso figlio e a far decapitare sulla pubblica piazza un bambino di sette anni. Ieyasu è colui cui Hideyoshi morente affidò la propria famiglia perché la proteggesse. Lui la distrusse. Tutto questo senza contare che questi combattimenti erano sempre fra giapponesi. Le vittime erano i giapponesi quanto i carnefici. Visto che la guerra dei Genpei è finita nel 1985, che il periodo successivo è iniziato con lotte fra clan per la supremazia a Kamakura finite 40 anni dopo,, che nel 1333 Kamakura è stata conquistata e arsa da Nitta Yoshisada, che ci era nato, che i tre secoli successivi sono una guerra dietro l’altra, è palese che i giapponesi hanno sempre combattuto guerre civili fino al 1900.

 La tragedia dei veterani della guerra civile

E quindi non solo legittimo, ma necessario domandarsi quando e come questo popolo, indubbiamente grande ma certamente anche difficile, sia cambiato, e per mano di chi.

Certamente non nel XVII secolo. Come mostrato in un altro mio scritto, dopo una guerra civile di fenomenale lunghezza,  133 anni, il Giappone fu quasi sopraffatto da un’ondata di violenza dovuta ai veterani di quella guerra, licenziati di punto in bianco il giorno dopo la vittoria di Yeyasu a Sekigahara. Si trattava di un persone che avevano combattuto a lungo in una guerra straordinariamente violenta e sanguinosa, per giunta fra fratelli,  soldati che avevano di conseguenza riportato ferite fisiche e mentali considerevoli. Non solo erano stati licenziati, ma era stato loro proibito di cambiare professione, presumibilmente per vivere quindi di aria e poco altro.

Si ebbe un’ondata di tsujigiri, vale a dire agguati in cui persone venivano tagliate a pezzi con una spada senza nessuna ragione plausibile, verosimilmente proprio da quei reduci che la classe dei samurai aveva tradito, burocratizzandosi una volta venuta la “pace”.  L’unica ipotesi che spiega il loro comportamento è che si trattasse di una forma di terrorismo volta a tenere presente al pubblico il problema dei veterani.

La guerra civile nel 1615 continuò con i disperati combattimenti che finirono con la presa del castello di Osaka, dove il figlio di Hideyoshi si era  rifugiato. Alla difesa del castello accorsero ben 90.000 reduci, fra cui famose figure come Sanada Yukimura, Gotō Matabei, Akashi Morishige e Kimura Shigenari. Era la loro ultima speranza, ma Ieyasu la spense nel sangue. Coloro che più avevano sofferto, i veterani, si trovarono ad essere vittime di una campagna che li voleva distrutti. Ho ancora davanti agli occhi dei veterani della Guerra del Vietnam marciare portando un cartello che diceva:
“We killed, we bled, we died for WORSE than nothing.”
Abbiamo ucciso, siamo stati feriti, siamo morti per meno di niente.

La ribellione di Shimabara, cui parteciparono altri veterani, fu addirittura del 1637. Non è sorprendente che una guerra civile così lunga avesse degli strascichi di questo peso, ed è imprudente pensare che dopo di essi il ritorno all’ordine fosse completo. Un’intera classe sociale stava venendo distrutta in una delle più grandi catastrofi della storia del paese.

Miyamoto Musashi, il famoso spadaccino, si trovò Ronin dopo aver combattuto a Sekigahara, a Osaka e a Shimabara. Sappiamo che era molto attivo dopo il 1630, con duelli frequenti. Tutto questo ci dice che il XVII secolo era un’epoca in cui avere armi era comune, come era comune servirsene. Musashi, che io sappia, non fu mai incarcerato nonostante fosse responsabile probabilmente di 30 omicidi. Il duello era quindi tollerato ed anzi apprezzato, dato che Miyamoto Musashi divenne ciò nonostante la leggenda che è.

Saigo Takamori nel 1877 muore di propria mano dopo avere combattuto una guerra che era destinato a perdere, una ribellione per far tornare quelli che (dimostrando di non aver capito la sua stessa storia) lui riteneva essere stati gli anni d’oro, quelli dei Tokugawa (e quindi dei samurai, lui credeva).

Il continuo problema dei reduci della guerra civile, ancora vivo e vegeto ben 11 anni dopo l’inizio della restaurazione Meiji, ci garantisce che il paese era ben lontano dall’essere non violento.

fino al 1945 in Giappone vige il militarismo. Inutile domandarsi come I giapponesi abbiano fatto per comportarsi come si sono comportati in Cina, ad esempio a Nanking. Hanno semplicemente trattato I cinesi come di solito trattavano sé stessi.

Finita la guerra, la violenza fisica per punire la servitù era ancora normale, e io conosco personalmente una persona il cui genitori praticavano questa forma di violenza su base quotidiana. Notare che questa non era violenza qualsiasi. È violenza istituzionale, un diritto della classe superiore su quella inferiore, nulla di illegale o di negativo. A meno che non sbloccasse nell’omicidio, bastonare i servi non ho mai portato nessuno in galera.

La violenza dei militari nei confronti delle altre classi fino al 1945 è ben nota., come lo è stata  la sorpresa dei giapponesi quando si resero conto che gli occupanti americani li trattavano meglio di quanto facessero i militari del loro paese.

Siamo arrivati al 1945 e la violenza non è ancora scomparsa dalle vite dei giapponesi. Come l’episodio della mia amica in cui i genitori battevano la servitù dimostra, non è scomparsa all’improvviso dal 20mo secolo. Ma allora chi?


Gli americani

Per Chet

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